Gustav Mayrink era contemporaneo di Herman Hesse, e anch'egli cultore delle discipline e filosofie orientali, in particolar modo orientato verso il Taoismo esoterico.

Tra le sue opere, si possono citare

IL DOMENICANO BIANCO

L'ANGELO DELLA FINESTRA D'OCCIDENTE

LE NOTTI DI VALPURGA

Sia il primo, sia il secondo romanzo sono ricchissimi di simbologia e sono un valido aiuto per chi vuole compiere su sé stesso un lavoro filosofico-spirituale

 

Ecco un suo scritto (con i linguaggio ed i termini di un altro secolo) tratto dalla prefazione al Libro di Bo Yin Ra

Da questa prefazione si comprende la profondità e la praticità che sta dietro le parole di Mayrink

 

 

LA VIA DEL RISVEGLIO

SECONDO GUSTAVO MAYRINK

"Il principio è ciò che all'uomo manca. E non che sia tanto difficile trovarlo. È anzi proprio il preconcetto di doverlo trovare che costituisce impedimento. La vita è piena di grazia; ad ogni istante essa ci dona un principio. Ad ogni secondo siamo investiti dalla domanda: « Chi sono io? ». Noi non la poniamo. E quest'è la ragione per cui non troviamo il principio. Se però una volta seriamente la poniamo, già spunta il giorno, il cui rosso tramonto significa morte per quei pensieri che sono penetrati nell'aula dei Re e vivono da parassiti alla mensa dell'anima nostra. Lo scoglio corallifero che essi con diligenza da infusori si sono andati costruendo nel corso dei secoli e che noi chiamiamo « il nostro corpo », è opera loro ed è il luogo dove albergano e vanno prolificando.

Noi dobbiamo innanzitutto aprire una breccia in questo scoglio di calce e colla e poi nuovamente dissolverlo in quello spirito che esso inizialmente era, se intendiamo riguadagnare il libero mare. Chi non impara a vedere in terra, nell’Aldilà non lo impara di certo.

La chiave della potenza sulla natura inferiore è arrugginita fin dai tempi del diluvio.

Essa si chiama: esser sveglio.

Essere svegli è tutto. Di nulla l'uomo è così fermamente persuaso quanto d'esser sveglio. In verità, però, egli è imprigionato in una rete di sonno e di sogno ch'egli stesso ha intessuto. Più fitta è questa rete e più potente

signoreggia il sonno. Quelli che vi sono impigliati passano nella vita come un gregge avviato al macello, ottusi, indifferenti e senza (veri) pensieri.

Esser svegli è tutto.

Il primo passo in questo senso è così facile che anche un bimbo lo sa fare; ma chi ha disimparato a camminare resta paralizzato da entrambi i piedi perché non vuol fare a meno delle stampelle che ha ereditato dai suoi antenati. Sii sveglio qualunque cosa tu intraprenda! Non credere d'esserlo già. No: tu dormi e sogni. Irrigidisciti tutto, raccogliti bene e costringiti un momento solo alla sensazione che ti traversa con un brivido il corpo: « ORA SONO SVEGLIO! ». Se ti riesce di sentire questo, riconoscerai pure d'un tratto che lo stato in cui solo un istante prima ti trovavi non appare al confronto che come stordimento e sonnolenza.

Ed è questo il primo passo esitante per un lungo, lungo migrare dalla servitù all'onnipotenza. Cammina in questo modo da risveglio a risveglio. Non v'è pensiero tormentoso che cosi tu non possa bandire; esso resta indietro e non può più sollevarsi fino a te; tu lo sovrasti, così come la corona di un albero cresce spaziando al disopra dei rami inariditi.

Cadranno da te i dolori come foglie appassite, una volta che tu sia tanto innanzi, che codesto risveglio s'impossessi del tuo stesso corpo.

Le gelide immersioni degli Ebrei e dei Brahmani, le notturne veglie dei discepoli del Buddha e degli asceti cristiani, i supplizi che si sono inflitti i fachiri indù per non addormentarsi, altro non sono che riti esteriori cristallizzati, frantumi di colonne che rivelano ai cercatori:

« Qui nei grigi tempi lontani s'erigeva un tempio arcano al "Volere esser svegli ".

Leggi le sacre scritture d'ogni popolo della terra: passa traverso esse tutte il filo rosso della dottrina arcana del risveglio.

E’ la Scala Celeste di Giacobbe che lottò con l'angelo del Signore tutta la « notte » finché non si fece « giorno », ed egli riportò vittoria. Dall'uno all'altro gradino di un risveglio sempre più chiaro e distinto tu devi salire se vuoi uccidere la morte, la cui corazza ha per piastre il sonno, il sogno e lo stordimento. Pensa soltanto che l'infimo gradino di codesta Scala Celeste si chiama genio. Che nome dovremmo dare allora ai più alti gradi? Essi restano ignoti alle moltitudini e vengono ritenuti leggenda.

Sulla via del risveglio il primo nemico che ti sbarrerà il passo sarà il tuo stesso corpo.

Fino al primo canto del gallo egli combatterà contro di te. Quando però tu sia riuscito a vedere il giorno dell'eterno risveglio che ti stranierà dalla schiera dei sonnambuli che credono d'esser uomini e non sanno d'esser degli dèi dormienti, allora sparirà per te anche il sonno del corpo e l'universo intero ti sarà soggetto.

Allora potrai far miracoli, se vorrai, e non dovrai attendere, umile, gemebondo schiavo, che un crudele Iddio si compiaccia di farti grazia o di farti tagliare la testa.

Certo: la felicità del cane fedele e scodinzolante, quella di sapere un padrone sopra di sé a cui si possa servire, codesta felicità s'infrangerà per te. Ma intèrrogati bene e rispondimi: Vorresti tu cambiarti, uomo quale oggi sei ancora, col tuo cane? Ognuno che senta la terra come una prigione, ogni credente che invoca la redenzione tutti costoro evocano inconsciamente il mondo dei fantasmi. Fallo anche tu. Ma in piena coscienza!

Ci sarà, per coloro che lo fanno inconsciamente, una mano invisibile che magicamente tramuti in terraferma le paludi in cui essi necessariamente devono finire? Non lo so. Non voglio contestarlo ma non ci credo.

Quando, sulla via del risveglio, passerai per il regno dei fantasmi, riconoscerai a poco a poco, che essi altro non sono se non pensieri che tu vedi d'improvviso con gli occhi. Quest'è la ragione per cui essi ti sono inconsueti e t'appaiono quali larve. Poiché il linguaggio delle forme è diverso dall'idioma del cervello.

Ed è arrivato allora quell'istante nel tempo in cui si compie la strana permutazione che in te può avvenire: dagli uomini che ti circondano vengono fuori degli spettri.

Tutti coloro che ti sono stati cari, diventano d'improvviso larve. Perfino il tuo stesso corpo.

E la più terrificante delle solitudini che pensare si possa. E’ un pellegrinar nel deserto. E chi in esso non trova la fonte della vita, muore di sete.

Questo è il segno, la stimmate di tutti coloro che sono stati morsi dalla « Serpe del mondo spirituale ». Sembra quasi che due vite debbano innestarsi in noi prima che il miracolo del risveglio possa compiersi.

Quel che di solito è disciolto dalla morte, avviene in questo caso per lo svanire dei ricordi talora per un improvviso interno capovolgimento. Gli uomini tutti potrebbero arrivare a questo. E la chiave si trova puramente e semplicemente nel rendersi conto della « forma del proprio Io », della propria pelle, vale a dire del fatto che si sia immersi nel sonno; nello scoprire la stretta fessura attraverso la quale la coscienza si fa strada fra lo stato di veglia e quello del sonno più profondo.

La lotta per l'immortalità è una battaglia per il dominio sui suoni e sui fantasmi che hanno in noi la loro dimora; e l'attesa del nostro « Sé » di diventare Re, è come aspettare il Messia. Tutto ciò ch'io ti ho detto si ritrova nei libri dei religiosi d'ogni popolo: l'avvento d'un nuovo Regno, la veglia, la vittoria sul corpo e la solitudine. Eppure da codesti religiosi ci divide un abisso senza ponti.

Essi credono che si avvicini un giorno, in cui i buoni entreranno in Paradiso e i cattivi saranno sommersi nelle voragini dell'Inferno.

Noi sappiamo invece, che verrà il tempo in cui molti si ridesteranno e verranno divisi dai dormienti così come i signori dagli schiavi, perché i dormienti non possono capire i risvegliati.

Noi sappiamo che non esiste né il bene né il male, ma soltanto il vero e il falso. Essi credono che lo « stare svegli » sia tener aperti i sensi e gli occhi ed eretto il corpo durante la notte perché l'uomo possa recitare le sue preghiere.

Noi sappiamo che lo « star desti » equivale al risveglio dell'Io immortale di cui l’insonne stato del corpo non è che la naturale conseguenza. Essi credono che il corpo debba venir trascurato e sia da considerare vile perché peccaminoso.

Noi sappiamo: che il peccato non esiste; che il corpo è il principio col quale dobbiamo incominciare; e che noi siamo discesi in terra per trasformarlo in spirito.

Essi credono che occorra andare col proprio corpo in solitudine per purificare lo spirito.

Noi sappiamo che, innanzi tutto, è il nostro spirito che deve andare in solitudine per trasfigurare il corpo.

Da te solo dipende di sceglier la tua via, la nostra oppure la loro.

A decidere deve essere la tua libera volontà.

Ti ho detto che il principio della via è lo stesso nostro corpo. Chi sa questo può ad ogni istante mettersi in cammino.

Adesso voglio insegnarti i primi passi.

Tu devi distaccarti dal corpo, ma non come se tu lo volessi abbandonare. Devi scioglierti da esso come uno che separi la luce dal calore. Già a questa svolta sta in agguato il primo nemico.

Chi si strappa dal proprio corpo per volare traverso lo spazio percorre la via delle streghe, che hanno tratto dal loro rozzo involucro terrestre un corpo di fantasma su cui esse cavalcano, come su di un manico di scopa, nella notte di Valpurga. Le streghe credono d'esser al sabba del diavolo, mentre il loro corpo giace in realtà privo di sensi e rigido nella loro camera. Esse scambiano semplicemente la loro percezione terrestre con quella spirituale; perdono il meglio per acquistar la parte peggiore; il loro è un depauperarsi, anziché un arricchirsi.

Già da ciò puoi capire che non è questa la via verso il risveglio. Per comprendere che tu non sei il tuo corpo come gli uomini credono di sé stessi devi renderti conto delle armi che esso usa per poter conservare il dominio su di te.

Certo che adesso stai ancora così profondamente in sua balia, Tu credi di poterlo muovere. Ma è un'illusione: è, al contrario, lui che si muove e che solamente prende in aiuto da te la tua volontà.

Tu credi di creare pensieri. No: è esso che te li manda perché tu creda che essi provengano da te e perché tu faccia tutto ciò che esso vuole.

Mèttiti a sedere ben diritto e proponiti di non muover membro né di batter

ciglio e di restartene immobile come una colonna, e allora vedrai come

esso, avvampato d'odio, si precipiti su di te e ti voglia costringere ad

essergli di nuovo soggetto. Con mille armi esso t'assalirà e non ti darà

pace fino a che non gli abbia di nuovo permesso di muoversi. Dalla sua ira

feroce, dalla precipitata maniera di combattere per cui esso lancerà

freccia su freccia contro di te, potrai accorgerti, se presti attenzione, di

quanto esso tema per il suo dominio e quanto sia grande la tua potenza,

della quale esso mostra d'aver tanta paura. Dominare il tuo corpo non deve

esser lo scopo ultimo che tu persegui. Quando tu gli proibisci di

muoversi, lo devi far soltanto per arrivare a conoscere le forze sulle

quali si esercita il suo dominio. Esse sono legioni, quasi inassoggettabili

per quantità. Il corpo le lancerà a combattere contro di te, l'una dopo

l'altra se tu non desisterai dal tenergli testa col mezzo, apparentemente

così semplice, dello star seduto ed immobile. Sarà prima la brutalità rude

dei muscoli che vogliono tremare e sussultare; poi il bollire del sangue

che ti imperlerà il viso di sudore; e il martellamento del cuore; e la

pelle percorsa da brividi così freddi da far rizzare i capelli; e

l'oscillazione del corpo che ti prende, come se l'asse di gravità si fosse

spostato. Tutte codeste forze tu potrai fronteggiare e vincere, e, in

apparenza, grazie alla volontà. Ma non sarà la volontà soltanto: sarà in

effetti un risvegliarsi superiore che le sta dietro, invisibile come per

la magica virtù dell'elmo di Sigfrido.

Ma anche questa vittoria è priva di valore. Perfino se tu riuscirai a

renderti signore del respiro e del battito del cuore, non saresti che un

fachiro un « povero », per dirla in povere parole.

I campioni che in seguito il tuo corpo manda a fronteggiarti

sono gli inafferrabili sciami di mosche dei pensieri.

Contro di essi non giova la spada della volontà.

Più selvaggiamente tu la vibri contro di loro e più rabbiosi essi ti

ronzano intorno e se, per un momento, ti riesce di levarteli di torno,

ecco che tu cadi in letargo e sei vinto in un altro modo.

Imporre ad essi di star fermi è fatica sprecata. C'è un solo modo di

scampare ad essi: passare ad un grado superiore di risveglio.

Come tu debba incominciare per arrivarvi, e cosa che

devi imparare da te. E’, un continuo, prudente andar a tastoni

col sentimento, ed è nel contempo un ferreo proposito.

Questo è tutto ciò che te ne posso dire; ogni consiglio che ti si

voglia dare riguardo codesta lotta tormentosa è veleno. Qui c'è uno scoglio

da evitare e sorpassare, al cui non puoi provvedere che tu stesso.

 

Raggiunto che tu abbia questo stato, s'avanza il regno degli

spettri del quale già ti ho parlato. Apparizioni spaventevoli o radianti di

luci ti si manifesteranno e vorranno farsi credere da te esseri

soprannaturali. E invece non sono che pensieri in forma visibile sui quali

ancora non hai piena potenza.

Più solennemente essi s'atteggiano, più perniciosi sono: rammentalo!

Quando però tu abbia trovato il « senso più profondo » che si nasconde in

ognuna di queste larve di esseri, tu riuscirai a vedere con l'occhio dello

spirito non solo il loro nucleo vivo, ma il tuo stesso. E allora tutto

quel che ti sia stato tolto, ti verrà mille volte restituito, come a

Giobbe; allora tu sarai di nuovo dov'eri una volta, come volentieri

affermeranno ironizzando gli stolti. Non sanno essi che è ben diverso

rimpatriare dopo essere stati lungamente in terra straniera, dall'esser

sempre rimasti a casa.

Se a te una volta avanzato di tanto sia fatta parte delle stesse forze

miracolose possedute dai profeti dell'antichità, o se invece ti sia

riservato l'entrare nell'eterna pace, è cosa che nessuno può sapere. La

nostra via porta fino al gradino della maturità. Arrivato che tu sia ad

essa sei anche degno di ricever quel dono. Una fenice tu sarai diventato

in entrambi i casi. Ottenere a forza quel dono è cosa che sta in tuo

potere. Uno tra coloro che conservano la chiave della magia è rimasto in

terra e cerca e aduna i chiamati. Così come lui non può morire, non può

morir la leggenda che circola su di lui.

Sussurrano alcuni ch'egli sia l'Ebreo Errante; altri lo chiamano Elia; gli

gnostici sostengono che si tratti di Giovanni Evangelista. Ed è soltanto

naturale che ognuno lo veda diversamente; un essere che, come lui, abbia

trasmutato il suo corpo in spirito, non può più restar legato alla

rigidità d'una qualunque forma.

Immortale, in verità, è l'uomo risvegliato.

Astri e Dei tramontano, egli solo resta e può mandare a compimento

tutto quel ch'egli vuole. Non c'è Dio sopra di lui.

Non per niente la nostra via è detta una via pagana.

Ciò che il religioso ritiene Dio, non è che uno stato ch'egli

potrebbe raggiungere se fosse capace di credere in sé stesso.

Così invece egli pone, con cecità inguaribile, un ostacolo

dinanzi a sé oltre al quale egli non s'arrischia di spiccare un salto.

Egli si crea un'immagine per

adorarla, invece di trasformarsi in essa.

Se puoi pregare, prega il tuo invisibile te stesso.

Egli è l'unico Dio che esaudisce le preghiere. Gli

altri Dei ti porgono pietre invece di pane.

Quando il tuo invisibile Te stesso apparirà in te come entità, tu

potrai riconoscerlo dal fatto che getterà un'ombra.

lo stesso non sapevo prima chi io fossi,

fino a quando non ebbi a vedere il mio corpo come

un'ombra".

 

 

Dalla prefazione al "Domenicano Bianco"

Gustavo Meyrink sebbene abbia quasi esclusivamente scritto dei romanzi, è da considerarsi come uno dei principali cultori moderni di Scienze Esoteriche. Nel «Domenicano Bianco» il punto principale di esperimento è costituito da una dottrina d'origine taoista. Nei cosidetti sviluppi «alchimici» del taoismo viene considerata la possibilità di «risolvere» il proprio corpo o, per dir meglio, di risolverne la materialità, riportandolo all'elemento primordiale spirituale, di cui esso rappresenta una coagulazione.

Quando, dopo la larga notorietà raggiunta coi suoi romanzi esoterici maggiori: «Der Golem», «Das grüne Gesicht» e «Walpurgisnacht», Gustavo Meyrink pubblicò nel 1921 «Der weisse Domenikaner», una vivace discussione si accese fra gli esoteristi a proposito delle strane dottrine Taoiste che formano lo sfondo dottrinale del racconto. Molti, anche fra i più colti, posero perfino in dubbio l'esistenza di così singolari credenze, delle quali anche le maggiori enciclopedie non fanno cenno. Per mettere a disposizione degli studiosi alcuni elementi originali di orientamento, G. R. S. Mead, in due numeri successivi (2 e 3) della «Quest» di Londra, del 1924, tradusse dal tedesco alcuni estratti di «Leggende alchimiche taviste», tradotte a loro volta dal cinese in tedesco dal prof. A. Pfizmaier, membro dell'Accademia di Vienna, e pubblicate fin dal 1870 nel vol. 64 degli Atti Filosofici dell'Accademia. Chi voglia approfondire la ricerca può dunque accedere alle fonti dirette e di prima mano. A noi basta qui riprodurre alcune delle più tipiche fra queste brevi leggende, malgrado il carattere vago ed oscuro dei testi, dovuto in parte al carattere stesso della scrittura e del linguaggio cinese, in parte alla natura esoterica dell'argomento. Le opere taviste parlano sovente di note trasformazioni come preliminari o mezzi per raggiungere il più alto scopo della sublimazione spirituale alchimica. Col termine di "ShiKiai", la «soluzione del cadavere», gli antichi autori indicano uno stato in cui la forma di un «dipartito», cioè di uno che è riuscito a dissolvere il suo corpo fisico, diviene invisibile mentre l'adepto consegue l'immortalità. In certi casi incompleti il corpo perde solo il suo peso, ma continua a mantenere l'apparenza di una persona vivente. Con l'altro termine di "Kieu-Kiai", la «soluzione della spada», si afferma che nella bara del «dipartito» non resta che una spada (qualche volta un coltello, o un bastone o altro) in luogo del cadavere. Ambedue le metamorfosi o «soluzioni» formano l'enigmatico segreto che le leggende della «Via» (Tao) nell'estremo Oriente espongono in modo oscuro e fantasioso. Forse l'immagine di una spada fisica non è che il simbolo sotto cui si nascondono i processi di trasmutazione del corpo sottile dell'adepto in un'arma psichica o strumento di potere. Il Grande Libro della Preziosa Spada dice: Col metodo della Dissoluzione del Cadavere può avvenire che si muoia e poi che si ritorni in vita. Può avvenire che, troncata, la Testa ricompaia da un'altra parte. Può avvenire che la Forma rimanga, ma che le Ossa scompaiano. Il dissolversi del Cadavere rappresenta in realtà il raffinarsi e il cambiar pelle dei Veri Uomini.

Le più alte classi (di Immortali) sono semplicemente le manifestazioni gerarchiche degli Otto Disadorni. Essi, prendono in custodia, ma non agiscono. Gli altri, in piena luce del giorno, dissolvono i loro Cadaveri e compiono così la trasformazione in Immortali Volanti. Le Decisioni Occulte dei Veri Uomini che ascendono dicono: Coloro che dissolvono il loro Cadavere sono uomini che, al tempo in cui trapassano, forse come risultato dell'esser troncati dalle Spade, dalle Armi, dall'Acqua, dal Fuoco e da Spine dolorose, non continuano la vita della loro generazione. Quando son morti il loro Spirito può spostarsi di luogo in luogo, ma la loro figura non può andarsene.

Coloro che praticano la via inferiore di dissolvere il Cadavere non possono ritornare a guardar la loro Casa. Quest'ultima contemplazione è chiamata la Via dell'Altissima Soluzione. I loro nomi sono iscritti sulle Tavolette Purpuree. Le Tre Autorità non sono più autorizzate a misurare le imperfezioni e le deficienze di tali Uomini. (Però) anche se sono riusciti a nascondersi, a svanire dalla loro epoca, la loro mente non è tranquillizzata. Essi non hanno la libertà di ritornare alla loro Casa. Ki-tse-hiiin era nato a Tsi. Fra gli uomini nessuno sapeva che egli possedesse la «Via». Nelle vie del quartiere della sua città egli mostrava onestà e modestia in ogni suo comportamento. Col passare degli anni le fattezze del suo viso si conservavano inalterate. Alla fine gli uomini lo seguivano, sebbene non vedessero di che cosa egli si servisse per allettamento. Amava i Discorsi puri, dimorava appartato e leggeva le «Metamorfosi». (1) Gli scritti che componeva avevano senso e significato. I notabili della sua città nativa, che l'avevano udito, rimasero delusi senza eccezione. Si fecero annunciare per un colloquio e cercarono di vederlo; ma non mai ci riuscirono. In seguito capitò che egli uscì casualmente dalla sua porta. I notabili - cappello contro cappello e carrozza contro carrozza - sbarrarono la via; gli studenti avevano pronti i discorsi. Ma egli passò fra loro ugualmente. Era l'uomo che cavalcava su di un Asino nella Via del Campo Orientale. Lo inseguirono tutti con Cavalli che volavano, ma non lo raggiunsero mai. Tse-hiiin arrivò alla casa del Principe di Tshin e disse: «Me ne andrò domani e non ritornerò». Il Principe di Tshin lo provvide di una Veste di tela di Lino. Quando il tempo arrivò Tse-hiiin morì. Egli si trasmutò con la Dissoluzione e disparve come un Immortale. Ying-tshang-seng veniva da Sin-ye. Nell'epoca del tardo Han non si occupò di null'altro che dell'arte della «Via» nella strada Tsi. Avendo udito che Ma-mingseng aveva compiuto la Via della Misurazione dell'Età, andò a trovarlo. Mingseng volle parlargli in discorsi elevati solo alla sera; discusse con lui delle cose dell'età presente e dell'Occupazione dell'Agricoltura. In questo modo passarono dieci anni e Tschan-seng non si stancò. I dodici che insieme con lui servivano Ming-seng se ne tornarono tutti a casa. Ma Tshang-seng venerava Ming-seng sempre più e gli diceva: «Tu hai certamente raggiunto la Via». Ora quest'ultimo entrò con lui nelle Montagne della Fortezza Verde e gli trasmise il Libro del Minio Divino del Grande Puro. Il Minio fu conseguito e Tshang-seng disparve come un Immortale. Egli pubblicò un libro in nove parti in cui diceva: degli Immortali di alta antichità ve ne sono molti. Ma dal sorgere di Han ve ne sono stati solo 45. Coloro che mi seguono immediatamente sono solo sei. Trenta si sono dissolti coi loro Cadaveri, gli altri scomparvero in piena luce del giorno come Immortali. La moglie di Tshing-wei, guardiano del Corpo alla Porta della Spedizione nell'epoca di Han (122 a. D.), raggiunse la Via e seppe penetrare nella Trasmutazione e nelle Metamorfosi. Wei la perseguitava, tentando di ottenere l'Arte. Sua moglie non gliela comunicò. Egli non cessò di tormentarla. Sua moglie, messa in angustie, morì. Essa dissolse il suo Cadavere e sparì. Il Libro del Maestro della Tribù di Pei dice: Gli Immortali che si dissolvono col Cadavere non possono salire sul Carro Fiorito, né montare il Dragone volante, né ascendere al Grande Apogeo, né andar a piedi ai Nove Palazzi. Coloro che usano semplicemente della Prima Ricurva Aurora, del Puro Spirituale Volante e si dissolvono in una Spada ottengono le graduali manifestazioni degli Otto Disadorni... Sono coloro che praticano la via Dissoluzione nella Spada i cui nomi vengono segnati nelle Purpuree Tavolette coi Supremi Sorveglianti, gli alti Immortali. Coloro che hanno acquistato vero merito, esemplare condotta, nascoste virtù e hanno fede negli Immortali possono coi loro Spiriti avvicinare il Fuoco Rosso chiaro, il Palazzo della Collina di Minio. Essi ricevono la Via dei Discepoli Immortali e sono Veri Uomini dei Nove Palazzi. Coloro che fanno uso della Via della Dissoluzione del Cadavere e del Grande Apogeo e scompaiono a Mezzanotte hanno l'ufficio di Esseri di Verità sulla Terra. Di coloro che devono dissolversi col Cadavere, alcuni imparano le parti importanti e non importanti dei meriti, l'ascendere e il discendere dei pensieri. Altri si occupano del sacrificio del Vino, con puri sforzi spirituali. Coloro che liberano e regolano ottengono la dissoluzione dell'Ornamento dei Trentasei Cieli delle Profondità. I Capi sotto la Terra hanno una rotazione di 140 anni; i Maestri-Demoni della Dissoluzione attraverso il Valore in Guerra hanno una rotazione di 280 anni. Coloro che appartengono a questi tre gradi possono procedere e assistere gli Immortali nei loro compiti. Wang-tse una volta si recò alle Montagne Tshung e ottenne il Libro delle Nove Trasmutazioni e delle Dieci Metamorfosi. Perciò si ritirò in segretezza sotto il Sole e la Luna. Camminò e viaggiò fino alle Stelle. In seguito una mattina cadde ammalato e morì. Il tumulo funebre fu elevato sul Monte della Spiaggia del Mare. Nell'epoca di Siang di Hia alcuno per caso aprì la tomba di Wang-tse. Una Spada vi fu trovata sul fondo. Essa diede il suono del Dragone; nessuno osava avvicinarla. In seguito anche la via per raggiungerla fu dimenticata. La tomba di Wang-tse-Kiao è nel King-Ling. Nell'epoca dei Regni Combattenti qualcuno la riaprì. Una Spada fu veduta in essa. Un uomo per caso volle prenderla ed esaminarla. Repentinamente essa s'involò nell'aria e disparve. Coloro che si dissolvono col Cadavere mettono una Spada in luogo del loro Corpo. Dopo cinquecento anni queste spade ritornano da sole al loro posto. Coloro che si dissolvono nella Spada non debbono arrestarsi a questo. Per coloro che usano il Libro di Minio la Spada può risuonar cupamente in uno spazio vuoto senza interruzione. Là vi è un oscuramento; la ricerca è difficile. Non vi si può giungere così come se ne può parlare. Coloro che non riescono a realizzare questa pratica, e a vederla, debbono rispondervi col loro cuore. Fra le divine meraviglie vi è la Trasmutazione repentina e il Movimento senza droghe. Non si ripete ciò che è stato decretato attraverso l'Ordine delle Esistenze. Il comando della Trasmutazione risulta così come esso è nel cuore e le cose sono regolate solo secondo l'attitudine. Nemmeno colui che la pratica nota com'essa avviene. Di coloro che la vedono nessuno certamente può sondare come essa si operi profondamente. Tung-tshung-khiii era nato a Hooì-nan. Nella sua gioventù egli fece uso dell'Aria (esercizi di respirazione) e raffinò la sua Forma. A cento anni non era invecchiato. Fu sovente ingiustamente accusato e messo in prigione. Il suo Cadavere fu dissolto ed egli disparve come un immortale. Lien-ping-hu non aveva nome nemmeno da giovane. Verso la fine dell'epoca di Han egli era un anziano di Ping-hu nel Kieu-Kiang. Praticava l'arte del medico e così si acquistò merito e virtù. Soleva aiutare gli uomini nelle loro infermità e nei dolori, come se questi fossero suoi propri. In uno dei suoi viaggi incontrò l'Immortale Tsheu-tsching-shi che gli trasmise la (conoscenza della) Via dell'Esistenza Nascosta. Dimorando in una Casa Interna nelle Profondità del Fang-shan egli usò l'Aria Divina del Sole e della Luna (fece gli esercizi respiratori di Latha-yoga). Il suo aspetto era estremamente giovanile. Più tardi egli dissolse il proprio Cadavere e disparve. Kö-yuen portava il nome giovanile di Hiao-sien. Si aggregò a Tso-thse e ricevette i Libri dei Nove Uomini di Minio e della Tintura d'Oro. Usava generalmente come esca il Cardo di Montagna. Disse al suo discepolo Tschang-fung: «Io dissolverò il mio Cadavere e scomparirò. Al dodicesimo giorno dell'ottavo mese il tempo sarà maturo». Quando venne il tempo stabilito, Yuen si coricò vestito e col cappello in testa. Non respirava ma la sua apparenza restò immutata. Dissolse il suo cadavere e disparve. Kiai-Siang aveva il nome giovanile di Yuen-tsi e veniva da Kuei-Ki. Il primo governatore di U lo teneva in alta stima. Generalmente si rivolgeva a lui come al Maestro di Kiai (dissolvimento). Siang tentava continuamente di andarsene, ma il Governatore non voleva saperne. Siang si diede ammalato. Il Governatore ordinò ai suoi vicini di presentargli una piccola cassa di belle Pere. In breve tempo Siang dissolse il suo Cadavere e disparve. Oltre che in queste leggende alchemiche, la dissoluzione del cadavere è riferita anche in alcuni dei più famosi racconti popolari della letteratura cinese. Per esempio, fra le novelle di P'u-Fung-lin, soprannominato Lieu-sien, ovvero l'Immortale in esilio, vissuto all'epoca di K'ang-hi (corrispondente cronologicamente pressappoco al regno di Luigi Quattordicesimo) e autore di racconti noti in Cina come lo sono da noi le storie di Perrault «Cenerentola», «il Gatto dagli stivali» e «la Bella dormente nel bosco», alcune si concludono appunto con la disparizione del corpo di un immortale. Si confrontino, ad esempio, le novelle undicesima (Choeì-yun) e diciannovesima (La principessa del lago) delle 20 che fanno parte della raccolta tradotta in francese da L. Laloy. *** A proposito del «Domenicano bianco» è utile che il lettore osservi come il protagonista del romanzo, Cristoforo Colombaia, presenti - come in genere molti altri personaggi centrali del Meyrink - più le caratteristiche di un veggente più o meno inconsapevole che non il tipo di un eroe creatore vero e proprio nel mondo simbolico ed esoterico in cui vive. Più che agire egli è portato dal corso degli eventi, all'infuori di qualche atto di scelta, non sempre limpidamente motivata. Opera più per impulso spontaneo che non per meditata deliberata volontà e le virtù eroiche che incarna o dovrebbe incarnare sono in lui più allo stato latente che non in forma attiva e manifesta. Più che modelli di vita il Meyrink prospetta soggetti di trasmutazione simbolica.

J. Evola.